Si fa presto a dire “scrivere”. Ma la vostra comunicazione è efficace? O rischia di perdersi e non essere ascoltata, in questi tempi strani, di emergenza sanitaria dovuta al coronavirus? Vi siete mai chiesti come mai? E come porre rimedio?

Ecco una breve storia, su come passare da: “scrivere” ad “essere letti“.

 

Perché la scrittura?

Scrivere è una peculiarità dell’essere umano. Infatti, l’invenzione della scrittura marca il passaggio dalla Preistoria alla Storia.

Perché l’uomo scrive? Per tradurre in segno il suono. Per dare continuità e solidità al pensiero. Per comunicare.

 

Il percorso della comunicazione

Comunicare, appunto. Significa mettersi in relazione con chi ci legge. Creare un filo di congiunzione tra un’emittente (chi parla) e un ricevente (chi legge). Tra i presupposti di base necessari c’è la conoscenza dello stesso codice utilizzato (la capacità di leggere, prima, la lingua utilizzata, poi).

Il processo di trasmissione, che magari sembra immediato, in realtà è… mediato!

Chi scrive, formula pensieri secondo la propria formazione e li trasferisce nelle parole, nelle regole, nei segni che conosce.

Così, chi legge, può interpretare i segni, le regole e le parole in base al proprio vissuto culturale ed educativo.

È un percorso impegnativo. Ci avevate mai pensato?

 

Perché scriviamo?

Perché questa premessa? Per fare una lezione?

No. Volevamo fare un breve preambolo per chiarire che scrivere, come tutte le cose umane, è un gesto complesso.

Certo, può anche essere un atto immediato, che dia sfogo a chi lo fa. Ma se si intende ottenere un altro risultato, forse è il caso di appoggiare la penna (o allontanare le dita dalla tastiera) per riflettere.

 

Per chi scriviamo?

È quindi arrivato il momento di chiedervi non solo perché scrivete, ma per chi scrivete.

Infatti, se dovete scrivere per lavoro, per raccontare al vostro pubblico i vostri contenuti, dovete essere chiari ed intriganti, nel presentare la vostra azienda, i vostri servizi o i vostri prodotti.

Non solo.

Partendo dal vostro contenuto (servizio, offerta, prodotto) e dal vostro obiettivo rispetto al contenuto (vendere, far conoscere) avrete immaginato chi è il destinatario, no? Avete individuato il cosiddetto target. Un target che, presumibilmente, non avete davanti. Dovrete quindi immaginarlo.

 

Come scrivere?

A questo punto, vi è chiesto un ulteriore sforzo in più: trasformare il vostro pensiero perché possa piacere, essere compreso ed assimilato da chi vi legge.

È quindi il caso di cominciare a “mettersi nei panni dell’altro”! Ed ecco che entra in gioco l’empatia.

Ecco: quel che vi proponiamo di fare è non solo individuare il vostro target, ma anche immaginare (o chiedere, se ne avete la possibilità) chi è, che cosa fa, che cosa pensa, di che cosa ha bisogno. E che lingua parla.

Capire queste cose è empatia.

Infatti, la Treccani ci insegna che l’empatia è “[…] la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato […]”.

La parola chiave, quindi, è comprendere. Non parlare, non scrivere, non comunicare: bensì, comprendere.

 

Empatia: ascoltare per dialogare.

Potreste avere la tentazione di chiedervi “perché essere empatici”?

La risposta è semplice. Volete essere ascoltati? È bene prima imparare ad ascoltare. È questo quello che noi concentrici consigliamo a voi e ai nostri clienti: conoscere il proprio target, ed ascoltarlo per comprenderlo.

Così, potrete individuarne i bisogni e i desideri. Specialmente in tempi di incertezza, come questo caratterizzato dall’emergenza COVID-19.

Facendo tesoro di queste informazioni, troverete insieme a noi Concentrici la narrazione migliore per trasformare una comunicazione in un dialogo efficace. Possibilmente proficuo e duraturo.

 

 

 Foto di Engin_Akyurt da Pixabay

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