Nella settimana di inizio della cosiddetta Fase 2, lanciamo questa mini serie di post nati da una piccola considerazione personale: dopo quasi due mesi di spot rassicuranti, con immagini di famiglie in situazioni domestiche, strade vuote e videochiamate allegre per festeggiare i compleanni (il tutto accompagnato dall’hashtag #iorestoacasa), il mio coinvolgimento emozionale per un certo tipo di comunicazione è un po’ scemato.

Al tempo stesso però sto guardando con disappunto tutti quei messaggi comunicativi che NON tengono assolutamente conto della situazione del momento: persino con film e serie a volte, soprappensiero, mi capita di chiedermi perché sono così vicini o non hanno le mascherine, figuriamoci se si tratta di messaggi promozionali intervallati da conferenze stampa del Presidente del Consiglio e indicazioni sanitarie.

gente coronavirus fase 2

Ma cosa è successo da inizio marzo ad oggi?

Al di là dell’ovvia risposta (una pandemia), per quel che riguarda la comunicazione, la gestione dei clienti, il rapporto con il pubblico e con i fornitori abbiamo assistito a una totale schizofrenia.

Facciamo una breve carrellata di alcuni dei personaggi più “interessanti” incontrati in questo periodo:

  • Mister “Non è successo niente”: chi per colpa del COVID-19 ha avuto impatti minimi (almeno in apparenza) sulla propria vita professionale, per esempio perché l’attività era già strutturata in modo da essere totalmente gestita da remoto. Un esempio concreto: giornalisti che si lamentano con gli uffici stampa perché i libri che dovevano recensire sono arrivati solo in formato digitale. Nel momento in cui le case editrici erano chiuse, le spedizioni bloccate, le consegne non garantite, i magazzini chiusi, le librerie serrate.
  • Mister “La fine è vicina: chi ha reagito in modo totalmente catastrofista, anche se non motivato. Potrebbe continuare almeno in parte la sua attività (per esempio sfruttando meglio gli strumenti digitali), ma ha preferito chiudersi completamente al mondo. Un esempio concreto: studi di professionisti che dal 6 marzo hanno smesso di comunicare. Non hanno rivisto i contenuti delle pagine social e del sito inserendo le nuove modalità di contatto e la reperibilità, non inviano aggiornamenti normativi ai clienti, si limitano all’attività essenziale sperando che improvvisamente compaia una soluzione magica che riporterà tutto e tutti al “prima”.
  • Mister “A occhi bendati”: chi sa benissimo che la situazione è straordinaria e magari ne sta vivendo in prima persona le conseguenze, ma a livello di immagine pubblica prosegue come se nulla fosse successo. Non comunica la chiusura, continua a pubblicare post di sorridenti gruppi di persone, non ha bloccato le sponsorizzate in cui promuove un evento live. Un esempio concreto: un negozio di abbigliamento sportivo con post promossi tutti incentrati sui benefici dell’attività fisica all’aperto e sulle attività possibili tra parco, lago, mare e montagna… i commenti sottostanti potete solo immaginarli.
Il peggio del nostro peggio

Il peggio del nostro peggio

Alcuni messaggi sono così surreali e involontariamente comici da aver strappato più che altro delle risate, ma altri sono negativamente stranianti, così slegati dalla realtà da creare disappunto o rabbia e sicuramente portano ad un allontanamento del cliente (o potenziale tale).

Non staremo a interrogarci su chi siano i “colpevoli” (imprenditori, responsabili comunicazione, agenzie, freelance poco attenti al “qui e ora”) ma ci facciamo però delle domande da cliente/consumatore.

Perché dovrei continuare a pagare un commercialista che non si è neanche premurato di spiegarmi come chiedere eventuali fondi e finanziamenti speciali? Perché dovrei comprare vestiti, scarpe, accessori da chi mi parla come se la mia unica preoccupazione fosse in quale località turistica trascorrere il prossimo weekend?

In un panorama così desolante, c’è anche chi ha saputo distinguersi in positivo? E perché possono essere un ottimo spunto anche per la comunicazione nella Fase 2?

Ne parliamo nella prossima puntata…

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